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Il programma COPOLAD organizza scambio di esperienze tra la Sociedad de Activos Especiales della Colombia e l’Agenzia Nazionale italiana per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata


Il programma di cooperazione tra America Latina, i Caraibi e l’Unione Europea su politiche di droga COPOLAD III, di cui IILA è responsabile della componente di cooperazione giudiziaria e di polizia in materia di traffico di stupefacenti e antiriciclaggio, tra le sue principali linee di lavoro si occupa di uso dei beni confiscati al crimine organizzato. COPOLAD III, con la importante collaborazione delle istituzioni italiane, coopera con la Colombia, in particolare con il Ministero della Giustizia e del Diritto e con la Sociedad de Activos Especiales (SAE) per rafforzare questo aspetto essenziale nella lotta al crimine organizzato.

L’uso sociale e comunitario dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha un impatto positivo su diverse dimensioni:

  • Riorientamento alla legalità: attraverso il passaggio da economie di rendita e illecite a un sistema economico produttivo, distributivo e partecipativo.
  • Economico: con la democratizzazione e la restituzione delle risorse illecite ai cittadini e la creazione di nuove opportunità di crescita e sviluppo sociale e comunitario.
  • Sociale ed educativo: dimostrando che i gruppi criminali non sono insormontabili e che esistono alternative alla logica che vogliono imporre allo Stato e alla società.
  • Politico: rafforzando la fiducia della popolazione nelle istituzioni e nella vita democratica del Paese.

Il governo colombiano ha appena lanciato la sua Politica Nazionale sulle droghe 2023-2033: seminare la vita, bandire il narcotraffico. Una delle priorità di questa nuova politica è “Sostenere la transizione integrale verso economie lecite e la riduzione delle vulnerabilità dei territori e delle popolazioni (rurali e urbane) che dipendono e sono state colpite dal mercato illegale delle droghe, trasformando le loro condizioni economiche, sociali e culturali”. Per raggiungere questo obiettivo, “attraverso disposizioni provvisorie, o altri meccanismi di proprietà, saranno consegnati terreni immersi in processi di estinzione della proprietà che sono sotto l’amministrazione della Sociedad de Activos Especiales -SAE- e sono principalmente orientati verso schemi associativi rurali”. Allo stesso modo, immobili urbani, aziende e persino mobili (come i mezzi di trasporto) saranno resi disponibili per lo sviluppo di circuiti di trasformazione e commercializzazione agroindustriale; mentre nelle aree urbane, “per prevenire il legame delle popolazioni vulnerabili con le economie illecite legate alla droga o per evitare la loro recidiva in caso di disimpegno, si utilizzeranno i beni confiscati al narcotraffico, con l’obiettivo di creare ambienti comunitari sicuri e protettivi, in cui convergano le istituzioni pubbliche nazionali e territoriali, il settore privato, la cooperazione, la società civile e le comunità locali”.

Anche il Piano di Sviluppo Nazionale comprende una dimensione produttiva/sociale/ambientale il cui obiettivo è l’Economia Popolare (ovvero riconoscere il contributo dell’economia informale all’economia nazionale e sostenere le comunità, le organizzazioni sociali o di economia solidale che possono trarre beneficio dall’uso dei beni confiscati). Tradizionalmente, nella SAE ha prevalso una visione commerciale; con l’attuale amministrazione governativa, si sta dando priorità a una visione sociale attraverso la creazione di nuove tipologie di beneficiari, come i depositari popolari o i gestori popolari. Queste due nuove tipologie si riferiscono a organizzazioni sociali e comunitarie che possono richiedere l’amministrazione di un insieme di beni confiscati (depositari), l’uso di un bene confiscato (organizzazione sociale beneficiaria) o l’amministrazione di un’azienda sequestrata (manager popolari). Per rispondere a queste nuove tipologie, la SAE sta lavorando costantemente per generare adattamenti istituzionali che consentano alle organizzazioni di accedere ai beni e di utilizzarli per rafforzare la produzione agricola e comunitaria e l’economia popolare.

È in questo quadro di politiche pubbliche che il programma COPOLAD III promuove uno scambio di esperienze tra la SAE e l’Agenzia Nazionale italiana per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). Nel 1996, con l’approvazione della Legge 109/96 “Disposizioni in materia di amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati”, è stata introdotta nell’ordinamento italiano la figura del riutilizzo sociale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. A seguito dell’attuazione della legge 109/96, nonché delle integrazioni apportate nel corso degli anni, come la creazione dell’ANBSC nel 2010, oggi in tutta Italia sono oltre 20.000 i beni sequestrati e confiscati che vengono riutilizzati a fini sociali e collettivi, da parte di Comuni e organizzazioni della società civile. Da qui l’importanza di realizzare questo scambio di esperienze e di fornire un supporto che possa alimentare la democratizzazione dei beni avviata dal SAE.